Titolo: La Corsa Delle Onde
Autore: Maggie Stiefvater
Pubblicazione: 2012
Genere: Avventura, fantasy
Saga: Volume autoconclusivo.
Costo: 16,50€
Voto: NC
Succede ogni autunno, sull'isola di Thisby. Dalle gelide acque dell'oceano si spingono a riva i cavalli d'acqua, creature affascinanti e crudeli che gli abitanti catturano per montarli nella Corsa dello Scorpione. Il vincitore guadagnerà fama e denaro, i meno fortunati incontreranno la morte. Ma qualcosa cambia quando alla gara si iscrive Kate Connolly, capelli rossi e tempra di ferro. Kate è determinata a correre con la sua cavalla Dove, sfidando usanze secolari che vogliono solo concorrenti maschi e nessun cavallo ordinario. Certo, non ha molte possibilità contro Scan Kendrick, diciannove anni, il favorito, esperto domatore di cavalli. Nessuno dei due è preparato a ciò che sta per succedere, perché quest'anno la Corsa dello Scorpione non sarà solo questione di gloria e denaro, ma di amore e destino.
L'Isola di Thisby, sin dalle primissime pagine, mi sa di un misto tra Scozia e Inghilterra, ma essa è in realtà una terra di nessuno, dove quattromila anime sono finite quasi per caso. Un posto che sa di nebbia, pioggerellina umida e cielo grigio perenne, e anche un po' di oppressione. Thisby è dunque un luogo privo di attrazioni per tutto l'anno meno il mese di ottobre: Il mese della Corsa dello Scorpione. Detta così potrà anche sembrare banale, ma se una cosa non si può dire di questo libro è assolutamente che sia banale: è moooolto originale. Essì, perché la Corsa dello Scorpione non è una comune corsa tra cavalli, si corre con cavalli d'acqua, temibili e sanguinarie creature marine che in quel particolare periodo dell'anno tra la fine di settembre e i primi di novembre emergono dalle acque del mare, per uccidere o essere uccise. La corsa è una tradizione che getta una nuova luce sull'Isola, ed è l'unico momento in cui attrae del prezioso turismo.
Abitanti dell'isola sono i tre orfani Connolly, che proprio un anno prima in ottobre hanno perso entrambi i genitori in un attacco dei capaill uscie, tali bestiole.
Una serie di spiacevoli vicende porta la più giovane di loro, Kate Puck, a partecipare alla corsa dove ogni anno più di un terzo degli uomini dell'isola perde la vita. E non solo, ma vi vuole anche partecipare con solo la sua cavalla (più pony che cavalla), infinitamente più lenta di un qualsiasi capall.Di lei il meno che si può dire è che abbia un carattere di ferro, e un orgoglio al pari. Ma lei non è l'unica ad ambire al primo danaroso premio.
Il quattro volte campione della corsa, Sean Kendrick (rigorosamente per nome e cognome), da me ribattezzato l'uomo del mare per i suoi estenuanti silenzi, ha un unico desiderio: Possedere il cavallo d'acqua che cavalca da ormai dieci anni, lo stesso che ha ucciso suo padre durante una corsa da altrettanto tempo, Corr, fino ad allora suo unico amore e amico.
Ma qualcosa, nella chiazza di capelli rossi di Kate Connolly su una spiaggia piena di sangue gli cambia qualcosa dentro, gli accende un interruttore che non sapeva fosse spento.
Ed è allora che comincia ad avere paura di morire.
Con una scommessa in stile tutto o niente, la storia farà il suo corso nel clima di un paesino isolato con una mentalità un po' gretta, e i due andranno incontro ad emozioni mai provate prima.
Credo sia doveroso dedicare qualche frase ai personaggi dei fratelli Connolly, primo fra tutti quello di Finn Connolly, che trovo semplicemente adorabile. Premuroso, con davvero tante manie ossessive e dolce tutto insieme, piuttosto distante dal fratello Gabe, invece.
So che forse esagero, ma ho davvero provato un'antipatia assurda per lui. Un po' un traditore, un po' un menefreghista e un po' uno senza spina dorsale, davvero non mi è piaciuto dalla prima fino all'ultima pagina, nemmeno nei momenti di quiete familiare (rari, grazie a lui. Si capisce che mi sta antipatico?=__=).
E mi sembra giusto spendere qualche parola anche per l'americano George Holly, il massimo di quello che immagino Sean Kendrick possa definire un amico.
Nel complesso, è una storia molto carina, anche se lascia sempre vagamente perplessi; I personaggi parlano e pensano in un modo così schietto e diretto che ti chiedi se ci siano altre emozioni dietro, e quando poi succedono delle cose... ehm, emotive, ti chiedi se siano dettate solo dall'istinto del momento o da qualcosa di più profondo che però non ti permettono di vedere.
Mettiamola così: I personaggi narranti sono così spietatamente diretti e trasparenti che ti sorprendi quando intravedi la possibilità che ci sia qualcosa di non condiviso con il lettore, e non riesco a decidere se questo è un pregio o un difetto del libro. Sicuramente è un dettaglio che me lo lascerà ricordare.
Anche se credo di non essere la persona giusta per valutarli, in quanto sono veramente una chiacchierona, e una persona come me in presenza di un tipo come Sean Kendrick probabilmente finirebbe per esplodere in pochi minuti. Fino all'ultima pagina ti appassioni alla loro storia, ti concentri sull'attimo, e per altro il finale non mi ha veramente sorpresa, lo si intravede per tutto il libro; Quello che sorprende dell'ultima pagina è il modo crudo e brusco in cui termina. Io l'ho letto in formato digitale, e posso dirvi che ci sono rimasta malissimo nel girare l'ultima pagina e trovare la nota dell'autrice. Ho pensato "Ma a questo libro manca il finale?". Ed è un dubbio che non mi sono mica tolta, eh!
Anche se credo di non essere la persona giusta per valutarli, in quanto sono veramente una chiacchierona, e una persona come me in presenza di un tipo come Sean Kendrick probabilmente finirebbe per esplodere in pochi minuti. Fino all'ultima pagina ti appassioni alla loro storia, ti concentri sull'attimo, e per altro il finale non mi ha veramente sorpresa, lo si intravede per tutto il libro; Quello che sorprende dell'ultima pagina è il modo crudo e brusco in cui termina. Io l'ho letto in formato digitale, e posso dirvi che ci sono rimasta malissimo nel girare l'ultima pagina e trovare la nota dell'autrice. Ho pensato "Ma a questo libro manca il finale?". Ed è un dubbio che non mi sono mica tolta, eh!
In conclusione, non so se questo libro mi è piaciuto o no; Non ci si affeziona quasi a nessun personaggio (se non Finn, nel mio caso), eppure continua a ronzarti in testa come un tizio nascosto dietro la tenda del soggiorno dal quale spuntano i suoi piedi. Cioè... Sono confusa, quindi questo sarà il mio primo (e ultimo, in tutta la mia carriera di lettrice fino ad ora) NON CLASSIFICATO.
Non perché è o non è bello, semplicemente perché non so se mi è piaciuto.
Beh, provatelo, perché comunque l'autrice la trovo veramente fantastica, ed è una che vale la pena leggere (è capace davvero di emozionare e straziare, è il tipo che sa come prenderti in mano il cuore, e decidere se strappartelo o rimettertelo a posto).
Vorrei spendere due parole sulla copertina, prima di concludere:
Credo che sia più inerente quella italiana che quella straniera a tutto il libro; Non sono riuscita a decidere nemmeno se lei è bella o brutta. Graficamente parlando, non è un granché, e se giudicassi i libri dalla copertina non l'avrei mai comprato, ma c'è qualcosa che ti rimane fisso, come tutta la trama; Sarà il verde innaturale degli occhi, gli occhi stessi troppo distanziati come un personaggio del gioco Rabbits o anche soltanto la sagoma del cavallo nel quale è inciso il titolo... Non saprei decidere, anche se per deformazione professionale la boccerei, emotivamente se mi piaccia o no.
E voi? L'avete letto?
Vi è piaciuto?
Cosa ne pensate?






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